Care concittadine e cari concittadini di Caldaro,
al momento della chiusura redazionale non si conosce ancora il vincitore dei Mondiali di calcio. Solo nel fine settimana sapremo chi potrà sollevare la coppa.
Ma già oggi sorge un’altra domanda: che cosa rimarrà del più grande Campionato mondiale di tutti i tempi?
Forse gli stadi imponenti, i gol straordinari, le partite spettacolari e i momenti ricchi di emozioni. Sicuramente anche il ricordo dei prezzi dei biglietti, diventati ormai un ostacolo quasi insormontabile per molti tifosi.
Ma probabilmente rimarrà soprattutto un’altra scena, difficilmente immaginabile prima dell’inizio del torneo: un presidente degli Stati Uniti che interviene pubblicamente in una partita di calcio e dimostra che, con una semplice telefonata, perfino un cartellino rosso può essere revocato. Senza alcuno scrupolo!
Da molti anni alleno giovani calciatori e ho sempre visto che, alla fine, le decisioni arbitrali venivano accettate come definitive, anche se spesso solo dopo lunghe discussioni e proteste.
Lo sport si fonda su un principio semplice: esistono regole valide per tutti e l’arbitro prende le decisioni. Nella maggior parte dei casi sono corrette, talvolta possono essere sbagliate. Le si può criticare, ci si può arrabbiare e persino disperare. Ma, prima o poi, devono essere accettate.
Proprio qui si trova un importante insegnamento di questi Mondiali. Non tutte le decisioni piacciono a tutti e non tutte le interpretazioni delle regole sono perfette. Ma se cominciamo a credere che il potere conti più di una decisione presa, che l’influenza prevalga sulle procedure e che chi detiene l’autorità possa modificare le decisioni a proprio piacimento, allora perdiamo qualcosa di fondamentale.
Forse è questo il vero messaggio dei Mondiali: non la domanda su chi vincerà, ma il ricordo di quanto siano preziose le istituzioni indipendenti, le regole chiare e le stesse condizioni per tutti.
Il vostro sindaco
Christoph Pillon